TANZANITE

Ca2Al3Si3O12OH 

CLASSE MINERALOGICA: sorosilicati 
GRUPPO: trimetrico 
SISTEMA: ortorombico 
DUREZZA: 6-7 
PESO SPECIFICO: 3,16-3,36 
INDICE DI RIFRAZIONE: na: 1,696-1,700; ny: 1,702-1,718 (birifrangenza 0,006-0018) 
DISPERSIONE: 0,021 
COLORE: blu-violaceo, viola-bluastro 
LUCENTEZZA: vitrea 
TRASPARENZA: trasparente 
SFALDATURA: perfetta basale 
STRISCIO: polvere bianca 
GENESI: la genesi delle vene di tanzanite è di natura pegmatitica, localizzabile nelle ultime fasi del fenomeno; la maggior parte della tanzanite si trova infatti associata a vene pegmatitiche a ortoclasio e quarzo. La roccia incassante in cui si trovano le vene di tanzanite è un tipo di roccia metamorfica: lo gneiss grafitico 
PLEOCROISMO: forte 
FLUORESCENZA: inerte 
GIACIMENTI: la tanzanite è la varietà gemmologica di colore blu/viola del sub-gruppo delle zoisiti, (gruppo epidoti) e, come lascia intravedere il nome stesso, proviene dalla Tanzania. Si trovano miniere presso la zona di Kiteto alle pendici delle colline di Merelani nella regione di Arusha, nella Repubblica Democratica della Tanzania. Le miniere stesse non sono molto lontane dal monte Kilimanjaro e dal monte Meru, che in realtà non sono delle montagne ma bensì sono degli antichi vulcani 
CENNI STORICI: questa varietà di zoisite è stata scoperta precisamente i primi giorni di gennaio del 1967 dal signor Ndugu Jumanne Ngoma, presso la zona di Kiteto alle pendici delle colline di Merelani nella regione di Arusha, nella Repubblica Democratica della Tanzania. Subito dopo la scoperta di questa nuova gemma ci si pose il problema di darle un nome appropriato; si sapeva, grazie alle analisi fatte in Europa, che si trattava di una nuova varietà di zoisite e si pensò di commercializzarla con il nome di zoisite blu, ma in inglese il termine zoisite assomiglia alla parola suicidio (suicide) e l’idea venne abbandonata. Il nome tanzanite, ormai entrato nel linguaggio comune mondiale, venne coniato ex-novo dalla Maison Tiffany di New York nel 1967, subito dopo la scoperta, per contraddistinguere in maniera univoca il nuovo ritrovamento e per definire l’unica zona di provenienza, appunto la Tanzania 
DESCRIZIONE:
 i cristalli di tanzanite e le pietre tagliate si riconoscono grazie al colore (spesso ottenuto grazie al riscaldamento) e al marcato pleocroismo visibile anche ad occhio nudo (il forte pleocroismo determina all’interno della gemma la sovrapposizione e l’interazione del blu, viola e in alcuni casi rosso). 
ALTRE CARATTERISTICHE ED UTILIZZO: la tanzanite è impiegata esclusivamente in campo gemmologico. Grazie alla trasparenza, al colore e alla buona caratura di molte pietre viene utilizzata per l'alta gioielleria. 

 

COMMENTO: La tanzanite per via della sua durezza relativamente bassa deve essere lavorata con particolare cura: bisogna sapere che riscaldamenti repentini ed eccesso di calore con la fiamma da orafo possono causare improvvise e dannose rotture e fessurazioni della gemma tagliata; quindi mentre si montano tanzaniti è sempre bene non avvicinarsi troppo con la fiamma. L’utilizzo degli ultrasuoni per la pulizia di gioielli con tanzanite può risultare distruttiva; il modo migliore per pulire e rendere nuovi oggetti che montano la tanzanite è utilizzare acqua tiepida con il supporto di sapone neutro ed uno spazzolino con setole morbide (di tasso). La tanzanite viene attaccata facilmente dall’acido cloridrico e dall’acido fluoridrico.
La tanzanite non presenta una vasta gamma di inclusioni che possano influire in maniera considerevole sul prezzo. Le inclusioni più comuni sono: fiocchi di grafite, ossidi, solfuri, inclusioni liquide e lamine di geminazione. In alcuni rari casi è possibile incontrare cabochon di tanzanite gatteggiante. 
Il 90% della tanzanite che si trova sul mercato ha subito un trattamento termico, in pratica ha subito una riscaldata passando da un color marrone più o meno deciso ad un colore blu/violetto. Il cambio di colore della tanzanite è stabile e non è reversibile.

 

FONTE: http://www.minerali.it

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